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Dopo il grande successo degli Sphere Founders, capitolo I, cui seguì una carneficina in evocazioni di Zelnite, Darvanshel, Lilly Matah e chi più ne ha più ne metta, riemersero dalle perdute pagine della storia di Grand Gaia le figure di altri leggendari fondatori di sfere. Raccolte in questa pergamena troverete dunque le vicende dei Fondatori, parte II. A differenza dei primi alcuni tra questi vissero all'epoca della Grande Guerra, non sempre schierandosi a favore dell'umanità.

Vanberk, il Mastro FabbroModifica

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Un soldato dall'armatura magica militante nell'Impero di Agni. Il padre era un famoso lavoratore del metallo, il che permise al giovane Vanberk di acquisire fin dall'infanzia una conoscenza esaustiva riguardo tale arte. Ciononostante, il suo carattere impetuoso lo spinse a dedicarsi alla vita del mercenario. Dimostrò fin da subito un talento formidabile per l'uso della spada, e un'abilità innaturale, tant'è che molti storici sono convinti che ebbe un grande maestro a guidarlo, di cui tutt'ora non si conosce l'identità. Ad un certo punto decise di indossare sul campo di battaglia un'armatura che lo rendesse distinguibile fagli altri, e se la fabbricò con le abilità apprese tempo addietro dal padre: un'armatura stravagante, eppure eccezionale: iniziò ad essere richiesto dalla nobiltà proprio per le abilità di forgiatore e non più come mercenario. Ricevette persino una commissione dall'Imperatore di Agni. Vanberk si infuriò vedendo la sua abilità di forgiatura surclassare la fama di guerriero, e appese il martello al chiodo (lol). Ricominciò a forgiare armature solo allo scoppio della Grande Guerra, per necessità: forgiò armature per l'esercito imperiale unificando le conoscenze dei metalli e l'abilità nell'arte della piromanzia. E le milizie di Agni ricevettero il vitale supporto di Vanberk, ma il fabbro si tenne i pezzi migliori per sé, vestendoli in battaglia e abbattendo incalcolabili numeri di nemici. Di Vanberk rimane:

Rigness, l'Alchimista GuinnessModifica

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Altro che Elimo: il più famoso e rinomato alchimista nella storia di Grand Gaia. Tanto famoso che secondo alcuni storici odierni la sua figura potrebbe essere l'unione di molti alchimisti dell'epoca: la sua abilità sarebbe troppo grande per un singolo uomo. Ma è stato recentemente ritrovato un artefatto di sua sicura fabbricazione, quindi si propende per la reale esistenza di Rigness. Ecco quanto si sa di lui. Rigness non fu mai il tipico alchimista come chiunque si immaginerebbe: prediligeva avventurarsi in ogni dove e partire per spedizioni in terre lontane in cerca di elementi rari piuttosto che chiudersi nel suo laboratorio. Molti dei rari materiali da noi usati nella Sintesi sono in effetti stati nominati in tal modo proprio da Rigness. Parimenti a lui sono dovute molte informazioni racchiuse nel nostro Bestiario: pare che stimasse gli incontri con i mostri tanto quanto la ricerca di rari materiali alchemici. Sviluppò pare uno straordinario strumento, frutto di tutte le sue conoscenze, nel tentativo di addentrarsi nelle rovine di una città costruita con tecnologie di altri mondi e piena di mostri, e così abbiamo a nostra disposizione:
  • Il Vetrattato, versione migliorata e ancor più utile.

Rosetta, la Rosa ScintillanteModifica

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Una giovane ragazza che amava i fiori (O il pane, di questo non ne siamo sicuri). Viveva felice in un villaggio di Mistral. Un bel giorno decise di dirigersi alla Torre delle Sfide per parlare direttamente in faccia agli dei: da allora pare abbia ricevuto poteri superiori a molti altri. Secondo altri, era la regina di un piccolo regno caduto in rovina, che chiese agli dei il potere per salvare la madre malata. Le origini di Rosetta sono dubbie tanto quanto l'identità degli dei che servì. Fatto sta che fu una Traditrice dell'Umanità, come molti altri: divenne portatendardo dell'armata divina durante la Grande Guerra, combattendo in primissima linea e falciando innumerevoli esseri umani, dopo un'iniziale momento in cui gli dei dubitarono della sua in realtà ferrea volontà di servirli. Proprio a questo punto pare prendere il sopravvento l'ipotesi che Rosetta sia stata una regina: infatti si dice che suo padre fosse re di un piccolo stato, tradito ed ucciso dai suoi vassalli, e inizialmente combattè per vendicarsi di questa nobiltà corrotta. Quando gli dei attaccarono la terra della madre, il dubbio e l'incertezza colsero Rosetta. Ma proprio a questo punto le informazioni che abbiamo su di lei sono completamente inaffidabili, sconvolte da leggende o dicerie inattendibili, e non sappiamo che fine fece. Comunque sia, a Rosetta è legato un numero impressionante di sfere:

Bargus, il Dragone (guerriero, non drago)Modifica

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Un cavalcadraghi del regno di Sama, come poi diverrà Zephu. Una tra le figure più note nei primordi del regno: della sua vita vi è traccia fin da quando Sama combatteva per emergere tra le nazioni vicine. Formò in effetti una divisione di cavalcadraghi, divenendone il comandante e acquisendo notevole influenza tra l'esercito ed il popolo. Pare in effetti che con i draghi condividesse un legame speciale, ed era in grado di leggerne le menti. Anche tra i successivi dragoni di Sama, nessuno fu mai in grado di mostrare un'abilità paragonabile a quella di Bargus, ovvero essere in grado di cavalcare abilmente tanto draghi quanto draghi marini. Giocò un ruolo fondamentale durante la guerra tra Sama e l'Impero di Amdahl: guidò i dragoni alla carica sia in cielo che per mare, portando Sama alla vittoria e divenendo l'idolo dei giovani aspiranti dragon, rispettato anche dai guerrieri nemici. In tarda età iniziò a cavalcare un drago del tuono, fatto insolito per un guerriero di Sama. A Bargus dobbiamo:
  • Il Dragosigillo, lo scudo utilizzato in battaglia dal dragone.

Elmedia, la Santa SacerdotessaModifica

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Una sacerdotessa dei Divini Dieci che scelse di partire per un pellegrinaggio per tutta Grand Gaia, aiutando i bisognosi che incontrò sul suo cammino. Credeva fermamente che il compito assegnato a lei e all'umanità tutta dagli dei fosse aiutare il prossimo, e fu mossa da ciò nel suo viaggio. Impressionati dalla sua bontà, leggenda vuole che gli dei le abbiano concesso realmente il potere di guarire gli altri. A quel punto prese il proprio viaggio per un vero e proprio incarico divino: viaggiò in lungo e in largo guarendo le ferite inflitte alle molte terre devastate di Grand Gaia, salvando i malati in punto di morte, e venendo attaccata da ladri e banditi in molteplici occasioni. Ma sempre i fuorilegge se ne pentirono, convinti a tornare sulla retta Via e a non peccare mai più. Santasubbito, altro che Maria. E continuò a guarire, perdonare, fare del bene in generale tra peccatori, malati, eccetera, eccetera, secula seculorum, amen. Ad un certo punto gli dei le concessero l'immortalità: divenne alta sacerdotessa del santuario divino, e molti uomini nei tempi successivi la pregarono per buona salute e longevità. Di Elmedia resta:
  • La Sacratunica, con cui salvò un aspirante suicida dalla morte.

Zergel, il Forgiaspade delle leggendeModifica

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Tra i più celebri fabbri della storia, nonché letale spadaccino proveniente da Agni. Nella fase più cruenta della Grande Guerra le sue fucine non erano mai inattive. Le formidabili armi da lui create rafforzarono le difese dell'esercito imperiale, ma i pezzi migliori se li teneva ben stretti: pare fosse sua abitudine recarsi sul campo di battaglia o in cerca di mostri con il suo apprendista e scatenare contro il nemico la furia delle sue ultimissime creazioni, ogni volta cercando "l'anima della spada". Ma poi perse la sua famiglia durante un assalto divino. Cambiò molto. Ricercò i materiali usati dagli dei che erano alla base del superiore arsenale divino, infiltrandosi perfino nel campo del loro esercito. Sul campo scatenò una furia disumana, molti videro in lui non il fabbro, né tantomeno lo spadaccino, ma un nero, implacabile demone. Al termine della guerra raggiunse un'abilità paragonabile solo a quella del fabbro delle divinità: e proprio allora morì in circostanze misteriose. Secondo alcuni fu ucciso dalla sua ultima creazione: nessun mortale aveva il diritto di forgiare spade tanto distruttive. Tre sono le spade di Zergel giunte fino a noi: